12.09.2012
STIAMO CALMI

Allora. Quando ti alzi dal letto la mattina, ti metti un paio di Dr. Martens, un filo di rossetto magenta e una collana girocollo che pesa quanto i Fratelli Karamazov versione integrale, la giornata potrebbe essere già in pericolo. 
Abbandonare il letto stamattina è stato un incubo di proporzioni epiche, per una serie di ragioni che non ha senso spiegare e che, comunque, non vi interesserebbero.
A Milano c'è il sole, e già questo basta per dire che è OVVIO che c'è qualcosa che non quadra. Siete d'accordo? Siete d'accordo. 
Arrivo a lavoro, odiando il tizio in metropolitana che mi obbliga a sedermi di traverso come una fighetta che va in motorino con la pencil skirt perché il suo trolley verde pisello è più importante di tutto. 
Entro in ufficio, mi calano le palpebre. 
Tutt'intorno a me sembra una grande grossa nuvola di paranoia. Ho paranoie su ogni cosa, mi sembro la vecchia di Requiem For A Dream o comunque un qualsiasi personaggio di Aronofsky. 
Mi suona il telefono: paranoia. "Sara, scrivi le domande per Katy Perry": paranoia. Pausa caffè, il caffè ci mette un quarto di secondo in più a scendere: paranoia. La sigaretta è troppo storta, si accenderà?: paranoia. Parigi tra 18 giorni: paranoia. La mia casa da dare in affitto: paranoia. Gli scatoloni: paranoia. La gente sconosciuta che passa per i corridoi della redazione: paranoia. Tumblr: paranoia. 
È tutto un tremendo turbine di paranoie, dove quelle utili vengono schiacciate nel passapatate e frullate insieme a quelle totalmente meaningless. 
Quindi mi son detta "facciamo una bella cosa, scriviamo qualche stronzata sulle mie paranoie a caso e condividiamola sul blog, come una qualsiasi ragazzina depressa e nerd del Colorado". 
Detto fatto, fatto detto.
Faccio una pausa, vado in bagno. Mi guardo allo specchio dopo aver fatto pipì. Gli specchi del bagno della Condè Nast quarto piano mi fanno sempre sentire dieci volte più figa di quanto io sia in realtà. Sarà perché le pareti sono nere, sarà perché ci passano le modelle prima dei casting, sarà perché c'è un sapone che ha un profumo buonissimo, ma è così. Ecco, oggi quando ho incrociato con lo sguardo la mia faccia riflessa, ho temuto di avere un infarto di quelli che hanno i sessantatreenni abbienti mentre giocano a tennis il sabato mattina.
Merda. 
Le mie occhiaie sono più grosse delle mie tette, i capelli sono quelli di una che ha fatto la comparsa in Beverly Hills 90210, le guance sembrano uova all'occhio di bue (perché si dice occhio di bue? Lo sapete?). 
Merda.
Mi rimetto al mio posto, mi rimetto al lavoro. 
Continuano ad arrivarmi centinaia di mail di inviti alla Fashion Week di Milàn e a quella di Parì. "Ciaaaaao!" rispondo, ma non rispondo.
Devo fare gli scatoloni, io, altroché FW.
Tsè.
Ci scriverò sopra "Collezione AW 12-13 di tazzine da caffè col manico rotto", "Collezione SS 13 di vinili di Siouxsie and The Banshees", "Collezione haute-couture AW 12-13 di calzini spaiati". Così mi sentirò vicina al fashion system e meno in colpa. 
Ultimamente dico veramente una serie infinita di cazzate, non nel senso di bugie (magari, magari, magari ne fossi capace!), ma proprio di cazzate.
Pazienza. Dev'essere colpa della seconda adolescenza e dell'adrenalina, delle 3 ore di sonno a notte da un mese e dei messaggi di mia cugina sedicenne su Whatsapp pieni di bestemmie. A volte, solo bestemmie. 
Che ci vuoi fare, la blasfemia è un bel dono e noi in famiglia ne siamo provvisti.
Ma torniamo alle paranoie, che sono il "tema" di questa roba qui.
Nonostante io sia in possesso di una madre psicanalista, non ho ancora capito quale sia la ricetta anti-pare. 
Ne avete qualcuna?
Vi amerei. 
E intanto, a Milano, è andato via il sole e piove come se non ci fosse un domani, come se fosse l'inizio di un film post apocalittico.
Che forse è un buon segno. 
Forse.
Nel dubbio, ho scelto un'immagine a caso che dovrebbe ristabilirmi il karma. Un cerbiatto seduto sul letto che guarda il muro.
Sono sicuramente sulla buona strada.




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