Popstar icoons: what's male?what's female?the 60s and the 70s



Sabato 30 ottobre, primo giorno del Festival Gender Bender qui a Bologna.
Fuori fa un freddo incredibile, 
ma non vedo l'ora di raggiungere la Cineteca di Bologna per vedere
le prime due parti del documentario di Jeff Simpson Girls and Boys in programma nella sezione cinema del Festival.
La sala è piena, e questa è una di quelle cose che mi riempiono già di gioia, vedere che la gente è ancora sveglia, attiva e interessata.
Dopo una breve presentazione del documentario da parte del giovanissimo direttore della sezione cinema e del direttore artistico di Gender Bender, Daniele Del Pozzo la sala viene catapultata in un viaggio spazio temporale nell'universo delle popstar, dall'inizio degli anni '60 alla fine degli anni '70
tra talento ed eccesso, tra lusso e decadenza, tra contraddizioni e debolezze.
Il filo conduttore del documentario?
Sesso.
Sesso come motore, che spingeva ieri come oggi centinaia di migliaia di fan a seguire una popstar. 
Sì, perché un'icona, per diventare tale, deve possedere una forte fortissima carica carismatica che la renda desiderabile fino alla follia.
Orde di fan impazzite che sarebbero morte alla sola idea che il loro oggetto del desiderio non fosse più disponibile.
Ed è così allora che l'immagine della popstar viene costruita, 
come un oggetto del desiderio sessuale e questa costruzione prevede un accurato lavoro sull'atteggiamento, sulla vita privata e sullo stile del personaggio.
Sullo stile delle popstar nel documentario se n'è parlato diffusamente e la cosa che accomunava tutte loro, 
dai Beatles ai Rolling Stones, dai The Who a David Bowie, dai Queen ai Siouxsie and The Banshees era una: 
la ricerca di un'immagine in continua oscillazione tra maschile e femminile.
Come recita il testo di Girls and Boys dei Blur che apriva i documentari:
"ragazze che sono ragazzi che amano ragazzi che sono ragazze".
L'androgino è quello che attirava e continua ad attirare, 
l'androgino creato e esasperato da abiti e make up
lo stesso androgino topos almeno da Chanel in poi del mondo della moda.
Sui palchi calcati dalle rockstar, come in passerella, la definizione uomo-donna non è più così facile ed il documentario di Simpson descrive egregiamente questa tendenza che non muore mai a giocare con i generi per mischiarli, sovrapporli, annullarli.
Questa sera la seconda parte del documentario: 
Tainted Love the 1980's e Wannabe the 1990's.
Non vedo l'ora.

Due icone di stile da ricordare?
Marianne Faithful 
David Bowie

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La serata è continuata poi al locale La Scuderia, nel pieno centro di bologna, in zona universitaria con la
Gender Bender Jukebox Competition, una divertentissima gara tra musicisti chiamati ad interpretare in chiave queer delle hit da popstar.
I vincitori Iolaurlo hanno presentato la splendida Mad World dei Tears for Fears in chiave punk rock.
Fantastica!
I costumi di scena dei musicisti in gara erano veramente particolari e curati, i migliori in assoluto quelli degli Unisondetune, un duo elettropop che ha interpretato Nasty Girl delle Vanity 6. 
Fantastici richiami al dark punk anni '80 e al bondage nei costumi e nel make up del duo e dei loro due ballerini, il tutto senza nemmeno un pizzico di volgarità.
Woaw!

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